Cantalupo in Sabina

Basso centro collinare, arroccato intorno all’antico castello, a spartiacque tra due solchi vallivi. L’andamento del circuito murario e della viabilità interna, le arcate ad ingresso trasverso nell’abitato, il sistema di collegamento radiale con la zona della rocca, con rampe, scale e stretti passaggi ritagliati nella struttura edilizia concentrica, testimoniano il progressivo addensamento del nucleo medievale, oggetto di modesti ampliamenti e riconfigurazione in età rinascimentale e parziali ammodernamenti tra ‘700 e ‘800.  L’inquadramento del rettifilo (ora corso del Popolo) tra propilei semplificati in laterizio sormontati da piccole statue, connessi all’edilizia circostante tramite raccordi incurvati e quinte palaziali dipinte, potrebbe collegarsi agli interventi di ammodernamento delle infrastrutture del feudo promossi dai Lante della Rovere durante il loro periodo di governo (1744-1804), spesso col contributo dell’architetto di famiglia Virginio Bracci, autore di studi idrostatici sull’area reatina e di riproposizioni di forme tardo-barocche, come nei progetti di chiese ellittiche per Castelnuovo di Farfa e Salisano.

Casperia

Un documento del 1109, conservato nell’Archivio storico comunale, indica la data dell’ampliamento edilizio del nucleo originario del castrum e, presumibilmente, l’origine dell’abitato attuale. Il comune mantenne il suo toponimo fino al 1947, quando le fu attribuito quello di Casperia, in base all’ipotesi rinascimentale, priva di fondamento scientifico, che sul luogo sorgesse l’antica Casperia ricordata da Virgilio nel VII libro dell’Eneide. Nel borgo sono numerose le case e i palazzi cinque-secenteschi come casa Asproni e palazzo Perrini, di cui si può ammirare il bel portale bugnato. L’antichità degli edifici è attestata talvolta da piccoli riquadri con la data incisa, come sul portale in via Tomassoli (1557). Il regesto delle chiese della giurisdizione vescovile di Sabina, redatto nel 1343, attesta nel territorio di Aspra l’esistenza di ben diciotto chiese, tra le quali rimangono attualmente quelle interne all’abitato o nelle sue immediate vicinanze, come pure le piccole chiese rurali di S. Vito, S. Leonardo e S. Lucia.

Configni

Situato su una collina a 539 metri di altitudine, il piccolo borgo prende nome dalla zona di confine tra i comitati di Sabina e di Narni. Già nel X secolo fu dotato di un castello che nel 1027 fu donato dalla nobile longobarda Susanna all’abbazia di Farfa. Agli inizi del ‘700 venne acquisito dal Governo di Spoleto registrando nel contempo un notevole aumento della popolazione, che passò dai 76 abitanti nel 1656, ai 375 nel 1708. Il borgo rimase tuttavia principalmente composto dalla rocca e dal caseggiato con alcune chiese, fra cui la parrocchiale di S. Maria Assunta. Nel 1817 passò al governo distrettuale di Poggio Mirteto, contando una popolazione, insieme a Lugnola, di 551 abitanti.

Cottanello

Nel Regesto farfense del 1027 è documentato il vocabulum de Cottanello, a testimonianza dell’avvenuta variazione linguistica del toponimo prediale altomedievale di fundus Cottanus – l’abitato di età volgare sarebbe stato fondato sui resti della villa romana appartenuta alla gens Cotta. Caratterizzato da un doppio perimetro concentrico di mura, Cottanello fu, fra il ‘300 e il ‘500, teatro di assedi finalizzati al controllo delle aree limitrofe al borgo sia da parte dei reatini, sia da parte della città di Spoleto. Alla fine del XV secolo resistette, appoggiando agli Orsini, alle truppe pontificie di Alessandro VI, intento in quegli anni a costituire un enclave familiare all’interno dello Stato Pontificio. All’indomani del Sacco di Roma del 1527 fu oggetto di accerchiamenti da parte degli Spagnoli e dei Lanzi che tuttavia riuscì a respingere sottraendosi alle devastazioni che interessarono buona parte della Sabina. Nel 1799 l’abitato, passato al ramo Orsini de Cavalieri, dopo le devastazioni delle truppe francesi, fu reinserito nei territori camerali e radicalmente ricostruito.

Forano

Le prime notizie sul castello di Forano risalgono al secolo XI, quando l’Abbazia di Farfa cerca di difenderlo dalle mire di Rainerio di Crescenzo e Trasone di Giovanni de Corvo; nel 1198 Forano e Colle Nero non erano più compresi tra i possedimenti farfensi. Nel 1278 giurò fedeltà a papa Niccolò III. Ribellatosi alla Chiesa, Forano si sottomise spontaneamente nel 1347 a Cola di Rienzo accettando un podestà e rettore da lui nominato. Dopo alterne vicende che videro il comune passare nelle mani degli Orsini e dei Savelli, questi ultimi, per fronteggiare enormi problemi finanziari, furono costretti a cederla in modo definitivo alla famiglia Strozzi. La nobile famiglia fiorentina fece ristrutturare ed ampliare il palazzo demolendo l’antica rocca. Tra il 1675 e il 1682, il duca Luigi Strozzi diede l’avvio ad una profonda ristrutturazione urbanistica dell’abitato, facendo costruire la nuova chiesa parrocchiale dedicata alla Santissima Trinità, al posto dell’antica Santa Maria che trasformò in cappella privata.

Magliano Sabina

Sorge su un‘area collinare situata tra il monte Cimino e il Soratte, nella media valle del Tevere. In età romana sorsero sul suo territorio alcune ville patrizie menzionate dalla storiografia latina. Le prime testimonianze dell’area volgare risalgono alla fine dell’VIII secolo, come risulta dai registri dell’abbazia di Farfa nei cui atti è menzionato il fundum Manlianum, dove per altro si registrava l’avvenuta fondazione della chiesa di S. Giovenale. Sede vescovile dal 1495, quando Alessandro VI le riconobbe lo status di città metropolitana e sede diocesana della Sabina, Magliano fu interessata fino alla fine del XVI secolo da un considerevole incremento demografico determinato anche dall’agiatezza economica della comunità che ricavava introiti dalle attività portuali e da servitù di passaggio. Tra la fine del XVI secolo e la prima metà del XVIII furono portati a termine rilevanti interventi architettonici e di qualificazione del tessuto urbano: nel 1593 fu avviata la grande fabbrica del seminario vescovile, ampliata fra il terzo e il quarto decennio del ‘700; nel marzo del 1621 il cardinale Odoardo Farnese, in qualità di legato del patrimonio, promosse la costruzione del nuovo campanile della cattedrale e la messa in opera di “mattoni accoltellati” lungo le vie cittadine. Nel 1737, su incarico del vescovo Annibale Albani, l’architetto Filippo Barigioni ridefinì il fondale di piazza Duomo producendo il progetto della facciata per la cattedrale di S. Liberatore che fu oggetto anche di una radicale ristrutturazione ad opera dello stesso architetto.

Montasola

Prima del 936 la curtis fu sottratta al possesso dell’abbazia di Farfa e vi fu fondato il castellum de Lori, nome con cui è indicato nel Registro del cardinale Albornoz. E’ stato ipotizzato che nei pressi dell’attuale Montasola si trovasse la città di Lauro distrutta dai Goti; da allora gli abitanti si sarebbero ritirati sul monte San Pietro chiamato poi monte Asula. Nel 1191 all’poca di Celestino III fu attuata una complessa opera di riorganizzazione delle strutture insediative sabine che comportò l’accentramento della popolazione nel castrum di Montasola, fondato nello stesso anno, come indicato da un’iscrizione nella facciata dei Ss. Pietro e Tommaso. Il borgo compare sotto questo nome dal 1253, quando il pontefice Innocenzo IV ordinò la riscossione delle imposte. Sotto la giurisdizione della Santa Sede, il paese divenne uno dei castra specialia, ovvero castelli che per la loro importanza strategica erano governati dai pontefici tramite persone di loro fiducia. Sviluppatosi nella parte alta di una collina, l’insediamento ha una forma a ferro di cavallo con al centro la chiesa madre e si articola lungo le tre strade principali che formano un tridente con in testa la porta di accesso all’abitato, difesa da un torrione con base a scarpa che è simbolo del paese.

Montebuono

Posto su un ripiano roccioso a circa 325 metri sul livello del mare, la sua origine è da ricondurre all’insediamento rurale sorto in epoca tardo antica sui resti della villa di Marco Agrippa (63-12 a.C.). Il villaggio al tempo di Odoacre (433-493 d.C.) fu convertito in castrum, di cui l’impianto urbano conserva ancora oggi la planimetria rettangolare e i tracciati perpendicolari. L’incastellamento, con la creazione di una cinta muraria e varie torri, è da ascriversi ai primissimi anni del XIV secolo quando diversa popolazione disseminata nel territorio venne concentrata sotto l’amministrazione della chiesa di S. Pietro ad Muricentum (già eretta nel XIII secolo su parte delle rovine della villa romana). Il possedimento passò dapprima agli Orsini e successivamente venne acquistato da Luca Savelli. Rientrò sotto l’appannaggio dei papi nel 1589, sotto Sisto V, ricadendo nel territorio del Governatorato di Collevecchio.

Poggio Catino

La storia ha origine dalla sua frazione Catino alla fine del VII secolo. Poiché la situazione geo-morfologica non consentiva lo sviluppo del borgo, si rese necessaria la costruzione di un nuovo nucleo abitativo sul vicino colle Morione. Ciò avvenne con il beneplacito dell’Abbazia di Farfa che, nel XI secolo, possedeva gran parte delle terre sabine. L’antica terra murata di Poggio Catino conserva il massiccio bastione cilindrico a cui si addossano la chiesa parrocchiale e le case protette da una salda cinta muraria, che conserva le tracce di sporti, porte e postierle. In età rinascimentale, la necessità di entrare nell’orbita del papato vi impose per secoli il regime feudale: così Poggio Catino fu retto di volta in volta dai conti di Sant’Eustachio, dagli Orsini, dai Savelli, dai Capizucchi, dagli Olgiati. Nel corso del Seicento, la presenza degli Olgiati di Como rivestì particolare rilievo, testimoniato dai lavori dell’acquedotto della Canale e dal riassetto del castello, che assunse allora l’aspetto di un elegante palazzo signorile. Al marchese Settimo Olgiati spetta il merito di aver intrapreso la ricostruzione della chiesa parrocchiale, intitolata a Santa Maria Assunta.

Roccantica

La prima notizia relativa a Roccantica è in un documento del 792 dove è indicata come fundus Antiquum in una donazione “pro remedio animae” all’abbazia di Farfa. Il borgo, formatosi per sinecismo all’avanzata dei Saraceni (seconda metà del IX secolo), si circonda poi di mura (anno 966) e modifica il toponimo di fundus in “Roccha de antiquo”. Schierata con Niccolò II nella lotta contro Benedetto X per il papato, Roccantica è assalita dai Crescenzi sostenitori di Benedetto X e poi liberata da Roberto d’Altavilla il Guiscardo alleato di Niccolò II, il pontefice che infeuda il borgo intorno al 1060. Posto sul fianco di una collina in posizione digradante, il borgo è caratterizzato da un impianto medievale con strade curvilinee che seguono l’andamento orografico di forma ellittica, con case a schiera posto a protezione dell’antica rocca, punto focale dell’abitato insieme alla chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta e al monastero delle clarisse.

Selci

Ebbe origine fra i secoli X e XII a seguito del trasferimento degli abitanti del vicino castrum di Campolungo. Il nome deriverebbe da un’antica strada romana in basoli di silice nera, in parte visibili tutt’oggi in alcune parti del borgo. Riferimenti al toponimo compaiono nei documenti farfensi del X secolo. La prima menzione del borgo risale al 1192 nel libro dei censi della Camera Apostolica riferendosi probabilmente al castello sorto fra la via Salaria e Forum Novum. Lo stesso castello alla fine del XIII secolo risulta per un terzo di proprietà del monastero di S. Andrea in Flumine. Nel 1347 Selci fu teatro di scontri nell’ambito delle rivolte di Cola di Rienzo che ne comportarono la distruzione della cinta muraria. Venne successivamente concessa in feudo da Urbano V a Buccio Orsini, restando nei possedimenti della famiglia fino al 1596. Dallo stesso anno al 1697 fu sottoposto al governo dei Cesi di Riano, ai quali si deve la ristrutturazione del gruppo di fabbricati che circondano l’antica torre sul fronte del paese.

Stimigliano

Parte del patrimonio dell’abbazia di Farfa, passato nel 1258 tra i beni della Santa Sede, il castello ed il borgo di Stimigliano vennero ceduti nel 1368 a Buccio e Francesco Orsini insieme ai castelli di Selci, Torri, Montasola, S. Polo e Collevecchio. Il borgo cinquecentesco al quale si accede attraverso il ponte levatoio del castello si snoda attraverso un unico rettilineo che taglia la struttura urbana delle case quattrocentesche fino all’attuale piazza del Municipio in posizione dominante sulla valle del Tevere.

Tarano

I primi documenti sul borgo risalgono al 952 con la menzione di un Sergio da Tarano in qualità di bonus homo extimator. A seguito della donazione di Susanna, nel 1027 l’insediamento diviene cosignoria dell’abbazia di Farfa. Agli inizi del XII secolo fu annesso alla Santa Sede da Pasquale IIe nel 1283 fu legato in societas al Comune di Narni. Fra il 1331 e il 1341 si colloca la costruzione della rocca con il sostegno di Giovanni XXII. Essa diviene una delle principali strutture difensive della Chiesa in Sabina, sede del vicario e del vicetesoriere.

Torri in Sabina

Il castello di Torri compare abbastanza tardi nella documentazione. La sua fondazione dovrebbe risalire alla seconda metà del Duecento, dato che la prima notizia certa della sua esistenza si ha nel 1298. Una descrizione della morfologia dell’abitato nel Quattrocento ci è fornita da papa Pio II, quando visitò Torri. Secondo il pontefice una soltanto era la posizione scarsamente difesa, protetta artificialmente da un profondo fossato, mentre il resto dell’insediamento era protetto da altissime vallate. Nella parte occidentale, dominata da un antico edificio religioso ricoperto di edera, molte erano le zone vuote ed il papa notava come, una volta conquistato, il luogo si prestasse all’installazione di macchine belliche in grado di investire il castello, anche se l’accesso era particolarmente difficile ed arduo. Salito a Torri però il Piccolomini si accorse che tutto il colle era stato abitato in antico, come attestavano i muri in rovina che il popolo utilizzava come cava.

Vacone

Il nome del borgo è legato al tempio dedicato alla dea Vacuna, divinità sabina il cui culto era legato alle acque e ai boschi. Gli scavi hanno evidenziato resti di una villa romana del I secolo a.C. Le prime notizie del castello di Vacone risalgono al 1027; agli inizi del XIII secolo divenne possesso della famiglia romana “Ogdolina”, che nel 1237 lo vendette a Gregorio IX e divenne proprietà della Chiesa Romana. Nel 1816 Vacone divenne “appodiato” di Torri e nel 1827 il papa Leone XII con un suo decreto motu proprio conferiva l’autonomia al Comune di Vacone all’interno dello Stato pontificio. Il centro storico di Vacone sorge su un promontorio roccioso e conserva un impianto medievale. Lo sviluppo dell’antica cerchia della mura è ancora parzialmente rintracciabile nei contrafforti meridionali, in residui di merlatura a est, nella porta di accesso all’abitato dotata di caditoia e negli accessi alle abitazioni perimetrali, che avvengono generalmente dall’interno delle mura.